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Occhio ai “fuffa coach”

Amo la psicologia, la crescita personale, pormi delle domande su ciò che sento all’interno di me e nel potenziale umano che mi circonda. Da più di 20 anni dedico il mio tempo libero alla ricerca della verità attraverso metodi diversi di auto conoscenza. Non è interessante citare quali siano i metodi, lo è di più ricordare tutti quei volti, quelle persone che mi hanno facilitato nel decifrarmi, levandomi la polvere dagli occhi e dandomi quel calcio in culo che da sola non sarei mai riuscita a darmi. Molte di queste figure sono donne: sciamane, ricercatrici spirituali, psicoterapeute, consulenti, facilitatrici e coach. Tutte unite da un denominatore comune, la vocazione nel voler aiutare gli altri a stare bene, a “rifiorire” e a raggiungere i propri obiettivi. Dopo tre giorni intensi di coaching con un’amica che ha deciso di intraprendere questa strada, grata per avere delle amicizie con le quali condividere delle esperienze formative e non solo aperitivi o shopping selvaggio, sono tornata a casa piena d’entusiasmo e sempre più convinta che calarsi dentro di sé sia l’unica salvezza che ci è rimasta per poter vivere davvero con consapevolezza le nostre vite, senza abbandonarsi ad un perverso sistema manipolatorio, pervaso di ego e di materialismo, che ci illude di conoscerci meglio di noi.  Si tratta di tornare ad avere armonia fra il mondo interiore e il mondo esteriore, di essere sempre connessi con il proprio sé, non con il mondo esterno che ci propina ininterrottamente una serie di “interferenze” che ci allontanano da ciò che siamo e vogliamo diventare. Il lavoro richiesto sarà impegnativo, non può esserci gratificazione senza sforzo. Potremmo involontariamente sabotarci, dare la colpa ad agenti esterni quando tutto ciò che ci occorre per raggiungere l’obiettivo è lì sotto il nostro naso. Per questo trovare dei professionisti adatti a noi, persone che parlano il linguaggio del cuore e non solo quello del portafoglio, è fondamentale. Come distinguerli? Chi lavora con etica e rispetto ottiene risultati tangibili, profondi, che si manifestano con il tempo senza bisogno di sbandierarli ai quattro venti.  Perché alla fine tornare a “sentire” per captare ciò che è buono e giusto per noi, per imparare a ricevere ciò che ci spetta, secondo la legge del permettere, è tanto sorprendente quanto naturale che avvenga. Non c’è niente di clamoroso, niente di miracoloso. Si tratta solo di stare in silenzio e ascoltarsi, facendosi guidare da chi conosce le tecniche giuste per condurci a comprendere il nostro valore e ci ispira fiducia. Come distinguerli fra i tanti “fuffa coach”? Osservate come si comportano, il loro livello di empatia, la loro capacità di ascolto e di comunicare, la loro coerenza fra ciò che dicono e come si comportano. Quelli veri vogliono “essere coach” piuttosto che “fare i coach”, e la differenza si vede a chilometri di distanza.