Subscribe

Cum sociis natoque penatibus et magnis
[contact-form-7 404 "Non trovato"]

Blog

Coraggio

I fattori “c” – Parte I: coraggio, consapevolezza, connessione

Coraggio, consapevolezza, connessione, compassione, condivisione, cuore… molti sostantivi che iniziano con la lettera C hanno alimentato  la mia volontà e il mio procedere giorno per giorno, aiutandomi a fare chiarezza e a capire in che direzione dovevo andare, per il mio bene. Con questa raccolta di “c” ho il desiderio di condividere alcuni concetti importanti, possono essere d’aiuto e d’ispirazione. Ciò che si vive è la più concreta forma di apprendimento nella propria evoluzione personale. Niente sarebbe comprensibile attraverso un semplice consiglio o suggerimento, le cose vanno vissute per essere recepite. Mi auguro che questo scritto possa essere di conforto e di ausilio a tutti coloro che, come me, si sono trovati in cerca della propria strada e del proprio compito.

Vi svelerò le mie “C” in 4 domeniche a partire da questa, come fosse un calendario dell’avvento. 

Buona lettura e buon divertimento!

1) Coraggio

Non so voi ma fino a pochi anni fa credevo che il coraggio fosse un temine da collegare a grandi imprese, avventure, gesta straordinarie. Oggi uso la parola “coraggio” e “coraggioso” per imprese diverse, conscia che non sia necessario essere un avventuriero o un amante del rischio per avere questa etichetta ma un semplice condottiero della propria vita, pronto a riprendere le redini e ad avanzare.

Le situazioni della vita che richiamano il coraggio sono molteplici, ogni giorno possiamo decidere di essere coraggiosi oppure di avere paura e di limitarci. La paura o ci frena o ci fa reagire. Come un pesce rosso in una vasca da bagno che si trova all’improvviso un tubo da attraversare per raggiungere il mare aperto, la paura di guardare oltre è grande. Non siamo tutti destinati ad essere coraggiosi, è vero. Eppure, se pensiamo alla metafora dei pesci rossi, ognuno di noi si vede come il pesciolino pronto a spiccare il volo oltre la boccia. Ma allora, perché non lo facciamo?

Molti anni fa, quando mi sentivo un pesciolino rosso e sguazzavo apparentemente felice nel mio acquario, nessuno avrebbe potuto convincermi che uscire da quella comodità, stabilità, regolarità, sarebbe stato meglio per me e per ciò che dovevo ancora imparare. Non mi preoccupavo più di tanto di ciò che era buono e giusto per me, ero parte di un meccanismo automatizzato e abitudinario che mi addomesticava.

Quello stato che molti riassumono con la frase “ma dove vuoi andare a stare meglio?”; ecco il punto, ma stare meglio per chi? Il coraggio è quella cosa che ti spinge oltre per capire ciò che ti fa stare bene, ad osare, a sperimentare, a partire verso qualcosa di ancora inesplorato. Mettersi in gioco è fantastico, l’ebbrezza del “salto”, del non sapere ciò che ci attende dall’altra parte, ci rende vivi, ci eccita, ci emoziona.

Nessuno deve e può addomesticarci, e quando siamo noi a farlo occorre accorgersene in tempo e iniziare ad avere il coraggio di cambiare.

2) Consapevolezza

Una parola che solo ultimamente ho imparato a pronunciare conscia del suo vero significato. Non bisogna scherzare con questa parola, né con lo stato di “qui e ora” che la parola stessa racchiude. Se tutti noi usassimo attingere alla consapevolezza mentre svolgiamo i nostri compiti, non avremmo più molti dei nostri problemi. Essere focalizzati nel presente, nel momento che stiamo vivendo, nell’azione che stiamo compiendo, in quello che stiamo dicendo. Come potremmo mentire, ingannare, fraintendere, minimizzare, se in noi ci fosse sempre totale consapevolezza?

Ognuno di noi ha sperimentato sulla propria pelle. Si è trovato dinnanzi qualcuno che non gli ha dato peso, importanza, non l’ha ascoltato. E se ne è accorto, l’ha recepito. Si è infastidito del fatto che chi ci era dinnanzi non ci ascoltava veramente, non parlava in modo centrato, consapevole. Ma quante altre volte lo abbiamo fatto noi con gli altri? Come possiamo chiamare a noi consapevolezza quando a nostra volta non la applichiamo nei rapporti con gli altri?

Se mi concentro su ciò che sto facendo, sul perché lo sto facendo e sul come lo sto facendo, darò il meglio di me, otterrò un buon risultato, mi divertirò nel farlo, lascerò un segno di ciò che sto compiendo. Diversamente, distratto e non consapevole di ciò che sto compiendo, la mia azione, il mio impegno, il mio operato, sarà eseguito in modo “inconsapevole”, superficiale, sfuggente.

Vi piace l’idea? A me proprio no. E da quando faccio attenzione al significato di questa parola sono ben ancorata nel qui e ora, senza pre-occuparmi e godendo appieno di ciò che entra in connessione con me in quel momento.

3) Connessione

Usiamo spesso questo termine per definire un disagio di comunicazione online: “non ho connessione”, ovvero, non posso risponderti, mandarti una mail, navigare in internet, ricevere un messaggio. Nella vita reale la connessione necessaria è ancora più importante di quella virtuale. Non è sufficiente collegarsi ad una rete con un dispositivo, occorre essere predisposti ad una connessione con gli altri. Non abbiamo una chiavetta usb che si connette alla rete impiantata nel sedere, per connetterci con le persone occorre essere umilmente predisposti al contatto umano e ad aprirsi agli altri. Quando si parla di connessioni fra persone, avvengono in modo naturale, spontaneo, improvviso. Sono quelle coincidenze non coincidenze che ti fanno riflettere, ti danno uno spunto, ti fanno tornare a casa e ricordare con un sorriso di quella persona appena conosciuta. Sono quei link che si manifestano in un ascensore, mentre aspetti al semaforo in un incrocio, su un autobus o in treno. Avvengono quando sei libero di accogliere ciò che ti sta intorno, libero da pregiudizi, da preconcetti.

È noioso parlare solo con persone che appartengono al tuo stesso ceto sociale, che fanno il tuo lavoro, hanno i tuoi interessi, che vivono come te e che la pensano come te. Là fuori c’è un mondo di persone che possono darti uno spunto, una ragione per lottare, un senso, senza che tu gli chieda nulla. Troviamo nell’Universo, in un libro aperto a caso, nella forma di una nuvola, ciò che vogliamo che il nostro subconscio ci risponda. Non è ancora più divertente farlo entrando in connessione con le persone?

La connessione è ovunque, se lo vorrete. Sappiate entrare in contatto con gli altri, spegnete i pensieri ossessivi ed egoici, guardatevi attorno, affidatevi. Non c’è nulla di più prezioso di lasciare entrare nella vostra vita connessioni preziose con altre persone. Siate umili, siate riconoscenti, ciò che vi giungerà sarà prezioso e unico.

A domenica prossima, con le altre tre “c”!